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Tokyo-Roma, andata e ritorno (2021/11)

Questo e’ un breve post sulla mia esperienza di viaggio da Tokyo a Roma sotto le norme relative al COVID-19 per Novembre. Queste norme sono in continua evoluzione, quindi e’ importante aggiornarsi individualmente sullo stato delle cose all’atto della propria partenza.

Consiglio i seguenti siti per tenersi informati:

Andata

Per prepararmi al viaggio in Italia (via Amsterdam) ho eseguito un test molecolare, anche detto RT-PCR, o PCR, 72 ore prima dell’arrivo in Italia (non semplicemente prima della partenza). L’ho pagato 16,000 yen, presso questa clinica a Shinjuku, che e’ in un seminterrato alla destra di un hotel.

Ho poi anche compilato la Passenger Locator Form digitale (dPLF) europeo e stampata e salvata sul telefonino.

All’imbarco ho mostrato risultato del test PCR e dPLF.

L’arrivo e’ stato abbastanza semplice. Ho mostrato la dPLF e forse anche il test PCR. C’e’ stata un po’ di confusione sulla questione di potenziale quarantena. Mi e’ stato poi detto di andare e seguire le norme della dPLF, qualsiasi fossero.

Ritorno: Roma -> Parigi

Il ritorno (via Parigi) e’ stato piu’ complicato. Di nuovo e’ servito un nuovo test molecolare, teoreticamente 72 ore prima della partenza, ma ho voluto farlo 72 ore prima dell’arrivo, a scanso di equivoci. Purtroppo partivo lunedi’ alle 6:10, quindi non potevo fare il test il venerdi’.

Mia madre contatta una clinica che gli assicura che potro’ fare il test il sabato. Al sabato il ragazzo allo sportello ci dice che il molecolare non si fa il fine settimana. Gli diciamo che ci era stato detto altrimenti, fa una chiamata e da l’ok per il test. Poi ci dice che il risultato sara’ disponibile per lunedi’. Gli diciamo che serve per domenica, chiede di nuovo e ci da l’ok.

Il test prenotato e’ multilingua, ovvero con diciture sia in italiano che in inglese. Questo e’ importante. Le diciture anche in inglese sono essenziali. Alternativamente c’e’ un modulo con diciture in italiano ed inglese che si puo’ compilare per convalidare un test che e’ solo in italiano. Questo modulo va pero’ firmato da un dottore.

Poche ore dopo il test, arriva un risultato parziale delle analisi (avevo fatto anche le analisi del sangue, oltre al test molecolare), con la riga relativa al test per COVID mostrato “…In Corso“, e sulla destra una spiegazione del valore ideale con “Negativo” ed una descrizione addizionale in italiano ed inglese. Notare che questa e’ solo una descrizione di esempio sulle aspettative del risultato finale.

Arriva poi un’altra email con un link per accedere al ministero della sanita’ dal quale ottenere in Green Pass, tramite codice fiscale.

Domenica non arrivano piu’ aggiornamenti sui test da parte del laboratorio. Tecnicamente ho il Green Pass che mostra risultato negativo, ed una sigla che riconduce al laboratorio che ha fatto il test, piu’ i risultati parziali del test da parte di quel laboratorio. Quindi nel peggiore dei casi le cose sono riconducibili, ma con un processo di spiegazione che non e’ ideale.

Lunedi’ mattina vado per imbarcarmi per Tokyo via Parigi. La signora al check-in mi dice subito che non posso partire perche’ mi manca questa “applicazione Cocoa”. Non so di cosa parli, penso che si tratta forse di una applicazione cartacea o di una traduzione sballata (Cocoa e’ anche un API di Apple). Alla fine riesco a persuadere la signora dello staff del fatto che ho istruzioni piu’ aggiornate, e mi fa passare con il Green Pass da 72 ore.

Scopro poi che Cocoa e’ una applicazione di contact tracing sviluppata intorno alle olimpiadi. All’arrivo in Giappone viene forse richiesto di installarla a gli utenti di iPhone, mentre a chi ha Android (come me) si chiede di installare Google Maps (ed abilitare il tracking).

Ritorno: Parigi -> Tokyo

A Parigi 5 ore di attesa. Un’ora buona la passo in fila per il check dei passaporti. Una situazione infernale, col senno di poi forse migliorabile se avessi corso subito per il cambio, senza fermarmi diversi minuti a confermare il cancello sul pannello dei voli.

Aspetto le 3-4 ore rimanenti in una lounge senza preoccuparmi. Mi dirigo poi verso l’imbarco con il Green Pass alla mano e mi viene immediatamente detto che non posso partire, che devo avere un altro modulo. Spiego che il modulo e’ opzionale, l’importante e’ avere i dati richiesti da quel modulo. Ovvero nome, cognome, passaporto, data del test, clinica che ha eseguito il test.

Lo staff delle linee aree sembra provare un particolare gusto nel silurarti subito le aspettative di partenza, come se niente fosse.

La palla passa poi ad una signora dello staff giapponese dell’Air France, la quale mi dice che serve il risultato del test dalla clinica. La situazione e’ molto movimentata, con un altro paio di persone in una situazione simile, tra cui un francese con due bambini sui 3-5 anni che penso stessero tornando dalla madre in Giappone, e che tentava disperatamente di trovare informazioni sulla clinica dove aveva eseguito il suo test. Bambini seduti a terra chi sa da quanto, distratti con i contenuti di una borsa aperta e la signora dello staff che si scusava con loro in giapponese.

Mostro il risultato temporaneo dei miei test clinici, mandandolo via email per poter essere visionato sull’iPad Mini della signora dello staff. Nel marasma, grazie anche allo schermo piccolo dell’iPad Mini, riesco a far passare la descrizione di esempio di risultato “Negativo” come quella effettiva. Quell’ “…In Corso” viene ignorato. Non e’ una bugia, ma e’ una semplificazione sicuramente utile al caso. Mi viene contestato comunque il fatto che la data ha la denominazione solo in italiano “Eseguito il” e che potrebbe essere un problema all’arrivo. E’ stato anche importante che nel test figurasse il tipo di campionamento come “Nasopharyngeal”.

Salgo sull’aereo e scrivo a mia madre della situazione precaria. Mia madre prontamente va nel laboratorio a contestare ed in pochi minuti ho il risultato finale, pronto per l’arrivo !

Ritorno: arrivo a Tokyo

All’arrivo escono prima i passeggeri in transito e poi gli altri. Ci fanno sedere su delle sedie numerate e ci danno dei moduli da completare, in giapponese o in inglese a scelta. Passa una signorina chiamando il mio nome per consegnarmi il risultato del test provvisorio che avevo mandato via email alla signora dello staff dell’Air France all’imbarco, la quale evidentemente l’aveva mandata via email in Giappone in tempo per il mio arrivo. Spiego che e’ un risultato temporaneo e che ho quello definitivo sul telefonino.

Inizia il processo di accettazione, con vari passaggi, tutto ben organizzato e con il classico rispetto dei servizi giapponesi. La ragazza che deve installare lo spyware sul mio telefonino, all’inizio mi chiede se puo’ toccare lo schermo. Se l’ironia facesse parte del bagaglio umoristico giapponese, ci saremmo fatti due risate. Mi trattengo dal fare qualche commento sarcastico per evitare di creare una eccezione nel sistema.

Procedo attraverso i vari posti di blocco di questa lunga camminata e ad un certo punto mi si chiede il risultato del test PCR, mostro il telefonino con il PDF del risultato e viene accettato, per farmi procedere alla prossima tappa.

La procedura, di accettazione pre-immigrazione, finisce con il risultato del test salivare, con un campione rilevato all’inizio. Arrivo quindi all’immigrazione e li’ il risultato deve essere su carta. Il ragazzo dello sportello all’immigrazione va da un altro ragazzo, il quale si attiva, mi fa sedere e dopo 10-20 minuti arrivano due ragazze che mi chiedono di mandare il test su un indirizzo email. Dopo altri 20 minuti circa, le ragazze tornano con il test stampato. In fine arrivano i due ragazzi precedenti, e mi danno l’ok per l’immigrazione e finalmente verso la dogana !

Al ritiro bagagli sono rimaste solo tre valige, tra cui la mia con un foglio sopra ed un cane nei paraggi. La quantita’ minima di passeggeri e la lunga attesa del processo, ha dato ampio tempo al cane della dogana per trovare qualche tipo di obiezione, sono marchiato per un controllo sull’importazione degli alimenti. Li si scoprono dei tortellini secchi al prosciutto. Gli addetti dibattono per un po’, c’e’ un foro in una delle confezioni, mi si chiede se possono prendere un campione ed analizzare un tortellino (!), per confermare il contenuto, anche se avevo gia’ ammesso che fossero ripieni, benche’ secchi.

Finalmente si decide che i tortellini vanno confiscati, perche’ tecnicamente nel ripieno c’e’ carne. La valigia viene richiusa a forza, visto che era piuttosto piena e gli spazi erano ottimizzati.

Vado finalmente alla dogana, e l’addetto mi chiede di aprire anche lui la valigia. Apre, ispeziona, e richiude di nuovo a forza, un po’ con il mio aiuto.

Ritorno: verso casa

L’aereoporto e’ deserto e devo trovare un modo per tornare senza usare i normali mezzi pubblici. Alle informazioni mi danno un foglietto con delle possibilita’, tutto rigorosamente in giapponese, tra cui numeri per “hired cars”, ovvero taxi privati abilitati per il tragitto, per circa 27,000 yen da Narita. Opto invece per questo Keisei Smart Access Premium┬áda 20,000 yen, prenotabile al piano sotto all’arrivo, allo sportello informazioni della Keisei.

Con questo servizio, si prende lo Skyliner da Narita Airport ad Ueno, sull’ultimo vagone che e’ dedicato a chi viene dall’estero e deve dirigersi verso casa per stare in quarantena. Tra le regole da osservare c’e’ quella di non lasciare la carrozza dedicata e di non mangiare o bere nulla ne nella carrozza ne nel taxi a seguire.

Salgo sul treno, quasi vuoto, nel vagone dedicato, dove sono l’unico passeggero. All’arrivo a Ueno station, una signorina mi accoglie all’uscita del treno e mi porta direttamente verso il taxi privato (o “hired car”), il quale mi porta a casa, indirizzo che avevo gia’ fornito al momento della prenotazione.

Ora dovro’ stare 14 giorni richiuso in casa e rispondere piu’ volte al giorno a controlli da parte del governo giapponese tramite lo spyware installato sul mio telefonino.

Conclusione